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Un sistema di recupero dell’acqua piovana è solitamente composto da 4 elementi:

  • superficie di raccolta (solitamente un tetto),
  • un sistema di convoglio (solitamente una grondaia),
  • un condotto di drenaggio che conduce l’acqua piovana in un contenitore di stoccaggio.

Una volta recuperata, l’acqua piovana può essere utilizzata per uso domestico, per annaffiare il giardino e l’orto, per gli scarici dei wc….con impianti più sofisticati si può anche recuerare l’acqua per renderla poi potabile.

Siamo sempre più consapevoli che la mancanza d’acqua diventerà un problema prioritario per le prossime generazioni, quindi il recupero dell’acqua piovana si pone come una soluzione all’imminente crisi idrica.

I sistemi per il recupero dell’acqua piovana sono relativamente poco costosi, ma è importante capire in che zona climatica viviamo per valutare i costi/benefici dell’acquisto di un impianto, considerando comunque anche i cambiamenti climatici che faranno parte del nostro prossimo futuro; un sistema di recupero dell’acqua piovana massimizza la sua efficacia nelle zone in cui la quantità di precipitazione è compresa tra i 100 e i 500 mm per anno. Uno studio condotto dall’olandese CIR (Centro Internazionale di Ricerca, Olanda) ha concluso che attualmente la raccolta dell’acqua piovana è più economica e conveniente dove le precipitazioni sono comprese tra i 100 e i 500 mm per anno.

Una rilevanza da non trascurare è la capacità del serbatoio di stoccaggio e dalla superficie di raccolta.

In commercio esistono una gran varietà di serbatoi, è quindi importante farsi consigliare da aziende serie e preparate sulla scelta dell’impianto.

L’acqua è un bene prezioso ed è giunto il momento di usarla con parsimonia. Secondo alcune statistiche, circa la metà dell’acqua potabile immessa nelle reti idriche va sprecata per usi diversi da quelli legati al bere, all’igiene personale, alla preparazione dei cibi, ma per le pulizie domestiche, l’irrigazione o lo scarico del WC. Occorre quindi guardare ad una scelta non solo relativa ad

Un risparmio economico, ma è giunto il momento di fare delle scelte anche da un punto di vista ecologico e ambientale.

La finanziaria 2008 – legge 244/2007, articolo 1, comma 288 – ha disposto che dal 2009 il rilascio del permesso di costruire sia subordinato, oltre che alla certificazione energetica dell’edificio, anche alle caratteristiche strutturali dell’immobile finalizzate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque meteoriche.

Già alcune regioni hanno legiferato in modo ancor più preciso, es. Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Umbria, mentre le altre sono in fase di emanazione.

Una giovane azienda che si muove in questo campo con molta professionalità e la  http://redi.it/recupero-e-riutilizzo-acque/

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